Arte e Cultura

Samizdat

Tra Nomadi e inediti, 28 anni di musica
autore Daniele Cicero 02 January 2022
Samizdat

Samizdat è senza dubbio un nome indissolubilmente legato a Pozzallo: una parola russa, riferita a tutti quei prodotti della mente, quali libri, registrazioni e altri tipi di comunicazione, che venivano fatti veicolare clandestinamente nella Russia staliniana. Un sinonimo di libertà d’espressione, un contrario alla rinuncia, semplicemente un vocabolo scelto a caso dal dizionario per dare un nome alla band che il lontano 9 gennaio 1994  si formava nella nostra cittadina. Un dito che si è fermato proprio su Samizdat, mai nome più azzeccato, mai esempio più palpabile di segno del destino.

E’ per me un immenso piacere aver potuto intervistare il loro cantante, Alex Maiolino, e aver ripercorso insieme a lui i ventotto anni di storia del gruppo (tra l'altro, 28 anni esatti, non è un caso che l'articolo sia stato pubblicato oggi!) più longevo di Pozzallo, non semplicemente una cover band dei Nomadi ma un formazione in grado di incantare con i propri inediti e il proprio vigore anche i membri della giuria del Gen Rosso Music Contest.

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Ma vediamo di percorrere con ordine questi ventotto anni di onorata carriera.

La prima formazione, un pugno di amici con la passione per la musica tra le tante altre cose, comprendeva il già citato Alessandro Maiolino, William Gambuzza, Vincenzo Basile, Saverio Zacco e Rosario Giordanella. E aveva in mente di comunicare le proprie idee di pace, amore e libertà attraverso le canzoni dei Nomadi, pilastri indiscutibili della musica italiana sin dai primi anni ‘60. Le scelte esistenziali di ognuno dei musicisti ha portato a numerosi cambiamenti di formazione nel corso degli anni fino a giungere a quella odierna, consolidata da più di una decade, composta da Alex alla voce, Vincenzo Partexano alla chitarra, Biagio Martello al basso e Peppe Leggio alla batteria.

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Sul perché i Samizdat continuino a suonare imperterriti da così tanto tempo, senza arrendersi alle avversità indubbie del mondo della musica, Alex è stato piuttosto eloquente: i musicisti, così come gli artisti in generale, hanno la fortuna di possedere dei doni. Questi non devono rimanere fini a sé stessi ma devono essere trasmessi. La musica è un impegno che si prende con il pubblico perché deve portare un messaggio, modificare uno stato d’animo, far riflettere, far emozionare; serve a porsi delle domande, serve a suscitare una reazione in grado di trasformarsi in qualcosa di utile per il mondo, per poterlo cambiare. La nostra band è come un contenitore di idee e di umanità da condividere con la gente, dandoci un grande senso di responsabilità in quello che facciamo.

Tra i traguardi tagliati dai Samizdat durante la loro quasi trentennale carriera, citiamo “Canzone per Augusto” scritta nel 1995 per Augusto Daolio, leader dei Nomadi scomparso a 45 anni nel ‘92. Con questa, hanno potuto partecipare alle selezioni per il Festival di Castrocaro e poi alle giovanili del prestigioso Festival di Sanremo, salendo sul palco dell’Ariston per ben due anni di fila.

Da lì, si sono susseguiti oltre cinquecento concerti in tutta Italia e ben sei album tra cui “Nel Bene e nel Male” del 2004, composto interamente da inediti, da menzionare poiché ha concesso ai Samizdat di arrivare terzi all’Orte Rock Festival del 2006.

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Per celebrare il loro ventennale, il 24 agosto del 2014 si sono esibiti a Sinagra (ME) davanti a più di 4000 spettatori e quattro anni più tardi a Ragusa, in piazza San Giovanni, per poi accompagnare i Nomadi proprio a Pozzallo il 13 agosto 2019, nel pieno della Sagra del Pesce.

Nel 2018 e nel 2021, sono stati finalisti a Risuoni, manifestazione dedicata alle cover band. Nel 2020, durante il lockdown, pubblicano “Se Cantare è una preghiera”, grande successo in rete con oltre settantamila ascolti. Sempre nel 2021, la vittoria del Gen Rosso Music Contest.

E’ stata l’esperienza più bella che abbiamo mai fatto. Oltre alla soddisfazione di vincere un contest di livello europeo, oltre alla grande visibilità che ci sta dando, andare a Loppiano (FI) e vivere per quattro giorni in un mondo fuori dal mondo, ci ha arricchito umanamente in maniera non quantificabile. Forse ci ha anche cambiato, forse i Samizdat da oggi saranno qualcosa di assai diverso da prima. Abbiamo stabilito un legame meraviglioso e magico col Gen Rosso – gruppo musicale attivo dal 1966 con l’intento di diffondere un messaggio per un mondo più giusto, pacifico, solidale e unito – trovando amici e persone speciali che porteremo sempre nel cuore e sono sicuro che non è finita qui.

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Prima di concludere, pongo una domanda diventata una routine oramai nelle mie interviste. Alex, cosa ne pensi dell’importanza della musica in un paese come Pozzallo?

La musica è importante ovunque, perché è lo strumento più importante di aggregazione, che ha la capacità di superare ogni tipo di barriera sociale e politica, che permette alle persone di sentirsi uguali. Non conta nulla la propria ricchezza economica o il grado di istruzione o il paese di provenienza: una canzone può piacere a milioni di persone diverse, può farle innamorare, può dare conforto o semplicemente può farle ballare. Inoltre la musica è il migliore strumento di distrazione, è quel motivo che ti spinge ad andare avanti, per scappare dalla quotidianità e rifiutare strade sbagliate. E lo dico con orgoglio: sono l’uomo che sono grazie ad essa. Ecco perché penso che nell’insegnamento dei giorni nostri alla musica si dovrebbe dare la stessa importanza che si da all’inglese o alla matematica. Se queste materie allenano la mente, la musica la espande.

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